NEWSLETTER | Giugno 2015

La qualificazione ai lavori pubblici ad un punto di svolta:

facciamo il punto sulla qualificazione in vista della scadenza del periodo decennale per la dimostrazione dei requisiti prevista per il 31/12/2015.

Il sistema di qualificazione ai lavori pubblici come oggi lo conosciamo è stato introdotto ormai da 15 anni. Risale infatti al Marzo del 2000 l’entrata in vigore, ai sensi dell’articolo 8 della Legge Merloni, del Regolamento che lo ha istituito, recato dal d.p.r. 34/2000. La nuova normativa introduceva numerose novità rispetto a quella precedente che, si ricorderà, era riconducibile all’istituzione dell’Albo Nazionale dei Costruttori (A.N.C.); fra queste novità spiccava il fatto che non vi fosse più un unico soggetto, organismo di diritto pubblico (il Ministero delle Infrastrutture), deputato al rilascio delle certificazioni ma che tale compito venisse affidato a soggetti di diritto privato – ancorché svolgenti funzioni pubblicistiche –, in concorrenza fra loro, che furono battezzate Società Organismi di Attestazione ma che sono ben più note con l’acronimo di SOA.

Ancor oggi, a quindici anni dalla pubblicazione del d.p.r. 34/2000, e dopo che vi sono stati diversi interventi normativi (con l’introduzione, fra l’altro, di una nuova legge quadro in luogo della Merloni) la disciplina della qualificazione ai lavori pubblici è rimasta, nella sua sostanza, e pur con i necessari adeguamenti apportati dal legislatore, immutata. E, alla vigilia della probabile introduzione di un nuovo testo unico sui lavori pubblici, tale si prevede rimarrà nel prossimo futuro. Il principio cardine di tale disciplina era e rimane il fatto che l’operatore economico che intende ottenere l’attestazione deve possedere sia i requisiti di ordine soggettivo (che si estrinsecano in una serie di prerogative di ordine morale e professionale che riguardano sia l’imprenditore che il soggetto giuridico che rappresenta) che i requisiti di ordine oggettivo; requisiti, questi ultimi, che consistono in un insieme di regole atte a verificare l’idoneità tecnica, economica, finanziaria ed organizzativa dell’operatore economico.

Lasciando ad una successiva trattazione l’esame dei requisiti di ordine soggettivo (i quali, peraltro, non sono esclusivi del sistema “SOA” ma che devono essere verificati in ogni procedura di affidamento da parte della Stazione Appaltante) vorrei concentrarmi su una breve disamina dei requisiti di ordine oggettivo e richiamare la vostra attenzione su un aspetto loro inerente di indubbia attualità.

Si ricorda innanzi tutto che con l’ottenimento dell’attestazione (di qualificazione ai lavori pubblici) l’impresa viene abilitata a concorrere alle procedure di affidamento di lavori pubblici per importi pari o superiori ai 150.000,00 euro; di conseguenza, senza l’attestazione un’impresa non può concorrere a gare d’appalto né risultare affidataria di subappalti, sempre in ambito di lavori pubblici, di importo superiore a detta somma. Come ben noto, l’attestazione abilita il soggetto che la possiede all’esecuzione di lavori di entità limitata dall’importo delle classifiche attestate (la I classifica, ad esempio, abilita all’esecuzione di opere di importo fino a € 258.000,00 più il 20% di tale importo) per le categorie di opere che sono espressamente richiamate nell’attestato (quali la OG1, l’edilizia o la OG3, le strade, ovvero la OG11, gli impianti tecnologici).

Il Regolamento così elenca le classi di appartenenza dei requisiti oggettivi:

  1. adeguata capacità economica e finanziaria;
  2. adeguata idoneità tecnica e organizzativa;
  3. adeguata dotazione di attrezzature tecniche;
  4. adeguato organico medio annuo.

 

La prima classe, relativa all’adeguatezza economico-finanziaria, comprende una verifica di tipo meramente reputazionale che si sostanzia in un’idonea referenza bancaria, nonché la verifica del requisito consistente nell’adeguatezza dei valori della produzione con riferimento agli ultimi esercizi.

Per quanto riguarda la seconda classe vi è dapprima la verifica che l’impresa abbia un’idonea direzione tecnica (per titolo di studio o esperienza maturata nel settore delle costruzioni da parte del proprio direttore tecnico) nonché la dimostrazione che abbia eseguito, per ciascuna categoria di cui richiede alla SOA l’attestazione, lavori per un ammontare non inferiore al 90% dell’importo della classifica che la stessa impresa ha richiesto; e contemporaneamente che, fra questi lavori, ve ne siano alcuni di importo tale che la loro somma sia non inferiore ad una soglia minima (che varia a seconda che il requisito venga dimostrato utilizzano uno o due o tre lavori “di punta”).

La terza e la quarta classe, relative alla dotazione di attrezzature tecniche e di organico, consistono nella verifica che i costi relativi sia alle prime – costituiti da canoni di ammortamento, di leasing e di nolo a freddo – che al secondo – costituito dalle spese sostenute per il personale dipendente – siano tali da avere delle incidenze sul valore della produzione superiori a delle soglie minime fissate nella misura del 2% e del 15% rispettivamente.

Per rendere più chiari i concetti sopra espressi vi propongo qui di seguito un semplice esempio pratico. Un’impresa che opera nel comparto dell’edilizia intende ottenere l’attestazione in categoria OG1 (quella, appunto, relativa alle costruzioni edili) per la classifica II, pari a € 516.000,00. Per poter ottenere tale qualificazione dovrà dimostrare di aver eseguito, in passato, non meno di € 464.400,00 (valore che deriva dall’operazione € 516.000,00 x 0,90) di lavori analoghi (indifferentemente pubblici o privati), fra i quali lavori deve esserci una singola commessa di importo non inferiore al 40% di € 516.000,00, quindi non inferiore a € 206.400,00. Inoltre, dovrà dimostrare di avere un direttore tecnico con titolo di studio idoneo (geometra, perito edile, ingegnere, architetto) ovvero con esperienza ultra-quinquennale nel settore delle costruzioni. Infine, dovrà dimostrare di essere affidabile dal sistema bancario, di aver avuto un valore della produzione complessivo (cumulato) negli ultimi anni non inferiore a € 516.000,00, costi dell’attrezzatura tecnica e per il personale dipendente complessivi (cumulati) negli ultimi anni non inferiori, rispettivamente, a € 10.320,00 (valore pari al 2% di € 516.000,00) ed a € 77.400,00 (valore pari al 15% di € 516.000,00).

Se uno (o più di uno) di tali requisiti non vengono soddisfatti l’impresa non potrà ottenere la qualificazione in OG1 per la classifica II. Se, tuttavia, a non essere soddisfatto è uno (o più di uno) dei requisiti meramente parametrici – non, quindi, il requisito della direzione tecnica o dell’affidabilità da parte del sistema bancario – il ciclo di verifica potrà essere effettuato per la possibilità di attestazione in I classifica (corrispondente a € 258.000,00). D’altro canto, se i requisiti sono superati in misura ampia allora si può ripetere il ciclo di verifica per l’eventuale attestazione della classifica immediatamente superiore, la III (pari a € 1.033.000,00).

Queste, in buona sostanza, le “regole” principali della qualificazione ai lavori pubblici. Ovviamente quella presentata è necessariamente – data la sede che ospita le presenti riflessioni – una loro sintesi molto schematica e senz’altro non esaustiva; sintesi che, comunque, ritengo possa essere utile ad avvicinarsi alla disciplina della qualificazione ai lavori pubblici e a comprenderne le finalità a chi non avesse familiarità con questo argomento.

Probabilmente, nel leggere queste note, qualche lettore più attento avrà osservato che una buona parte dei requisiti oggettivi sopra delineati si riferisce alla dimostrazione di aver maturato valori minimi di importo in ricavi (valore della produzione, lavori eseguiti) ed in costi (attrezzatura e personale). E’ giunto quindi il momento di specificare entro quali periodi temporali tali valori vadano calcolati, con ciò proponendo quell’argomento che ho definito di indubbia attualità all’inizio di questo articolo. Il periodo temporale in questione, per tutti i requisiti che si basano sull’attività svolta dall’impresa nel passato, è, per la norma “a regime”, dato dagli ultimi cinque anni; cinque anni che, nel caso di alcune grandezze (valore della produzione, costi dell’attrezzatura e del personale), devono essere fatti decorrere dalla data della fine dell’ultimo esercizio fiscale “chiuso”, mentre per quanto riguarda i lavori eseguiti la decorrenza è costituita dalla data di richiesta di attestazione presentata dall’impresa alla SOA.

Tuttavia, come dicevo qui sopra, questa è la previsione normativa “a regime”; previsione che è stata però modificata sin dal 2008 da una norma di carattere transitorio che consente di utilizzare un periodo temporale di riferimento per la dimostrazione dei requisiti di durata doppia rispetto a quella canonica, e quindi pari a dieci anni. Tale norma transitoria, tuttora in vigenza, è però efficace solo per le attestazioni che verranno rilasciate a seguito di istanze di attestazione pervenute alle SOA entro la fine dell’anno corrente. E questo, come si può ben comprendere, potrà avere degli impatti notevoli sulle qualificazioni conseguibili dalle imprese, penalizzando in una certa misura (che, stante il perdurare della crisi negli ultimi anni, si può facilmente immaginare rilevante) quegli operatori che dovessero accedere al sistema di qualificazione – per una prima attestazione o per il rinnovo di quella già conseguita – dopo il 31/12/2015.

Queste problematiche di grande rilevanza per gli operatori economici attivi nell’ambito dei lavori pubblici potranno essere discusse ed approfondite presso la vostra associazione di categoria dove un nostro esperto è a vostra disposizione per fornirvi un parere tagliato su misura per la vostra azienda.

 

Dott. Ing. Alfredo Tarquini - SOA Nord Alpi S.p.A.